Parrocchia Natale del Signore

 

n° 47 aprile 2006

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i passi della missione

…E DIO CREO’ LA COPPIA!

Quale gioia porta la famiglia cristiana? Come la testimonia? Ecco gli spunti di riflessione che padre Giordano Muraro, teologo e docente universitario, in virtù della sua pluridecennale esperienza di pastorale familiare, ha offerto agli operatori della nostra Unità Pastorale, nell’incontro svoltosi a S.Rita il 26 gennaio scorso.

Il matrimonio trova la sua origine nella Genesi, dove si narra il progetto di Dio.

Dio crea l’uomo e la donna a Sua immagine affinché nel mondo ci sia più bellezza: non è sufficiente un solo volto umano a riflettere interamente la Sua bellezza, la Sua ricchezza, la Sua santità.

L’immagine di Dio si esprime così in due modalità diverse: l’uomo e la donna, con i loro volti diversamente simili al volto di Dio, si attraggono l’un l’altro, ciascuno proteso verso l’altro nella vogliosa ricerca dell’altra bellezza di Dio.

È proprio da questa bellezza piena che nasce la vita.

Nel diventare unità pur rimanendo due la coppia realizza il progetto di Dio. La prima fecondità della coppia consiste nell’essere vita l’uno per l’altro. Amare ed essere amati: ecco l’ossigeno dell’anima. Donarsi è il respiro della vita.

A questo punto viene spontaneo chiedersi perché sia così difficile donarsi all’altro e riconoscerne la bellezza.

Padre Muraro indica nel distacco da Dio il maggior ostacolo ad amare. L’uomo anela all’amore, ma lo fa in modo sbagliato, diventando un predatore.

Ecco che nasce l’indifferenza: ognuno per sé, nel cosiddetto “rispetto” dell’altro; si affaccia la diffidenza: si pensa ad un secondo fine se l’altro si mostra gentile; si fa strada la strumentalizzazione: si vede l’altro solo come strumento utile; ed infine una forma di vero e talvolta subdolo dominio: si assoggetta l’altro esigendo il rispetto del proprio io, della propria carriera, dei propri hobby, ecc.

Per riavvicinarsi al progetto di Dio è necessario riprendere il rapporto con Lui; riscoprire il Suo modo di amare e rimodellare il nostro.

Come ama Dio? Dio si è fatto uomo, si è incarnato. Gesù ha accolto e condiviso, ha impegnato la sua vita per noi.

Come si riflette in pratica questo modello nella coppia?

Incarnarsi. Significa mettersi nei panni dell’altro, in una paziente e costante scoperta, facendolo diventare parte di sé, cioè capirlo, contenerlo. Significa essere curioso dell’altro, passare dall’amore per il suo aspetto a quello per la sua persona. Significa partire dall’altro che è volto di Dio, che ha in sé bellezze da scoprire, nascoste forse anche a lui stesso, alla scoperta di Dio. Significa dialogare, lasciando parlare l’altro, ascoltandolo, sforzandosi di capire che cosa vuol dire. A volte la comunicazione non è verbale, ma è fatta di gesti, di sguardi, di muti e chiusi atteggiamenti.

Accogliere e condividere. Significa tendere continuamente verso l’altro, per accoglierlo sempre con tenerezza, per condividere con lui tutte le vicende della vita, senza riserve.     

Impegnare la propria vita per l’altro. Padre Muraro ha qui richiamato l’itinerario pasquale: vivere, soffrire, morire… per risorgere. Se non si muore a qualcosa di sé, non si potrà accogliere completamente l’altro. Ma, attenzione: la coppia nasce dalle ceneri delle due individualità, non delle due personalità.

La gioia della famiglia cristiana sta nel camminare insieme verso la beatitudine, verso Dio.  

Il matrimonio diventa così  cammino, aiuto reciproco per incontrare Dio.

Lasciarsi coinvolgere da questa gioiosa proposta diventa testimonianza e segno di speranza.

Laura e Carlo Grignani