Parrocchia Natale del Signore

 

n° 49 ottobre 2006

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Arte e fede

Il Polittico delle Grazie

   Il Polittico delle Grazie, che dà lustro alla prima pagina di questo numero, è un’opera plurima eseguita a tempera su tavola di notevoli dimensioni (cm 511x293), realizzata intorno al 1476 dal pittore bresciano Vincenzo Foppa (ca. 1430 – 1516).
   Egli, oggi considerato come il pittore lombardo più importante del Quattrocento, non ebbe subito riconosciuta la piena indipendenza dagli influssi del Rinascimento fiorentino. Solo dopo ben cinque secoli, grazie agli studi dell’insigne critico d’arte piemontese Roberto Longhi, se n’è appurata la piena autonomia. Le sue prime opere, è vero, mostrano indubbi influssi mantegnani e belliniani, ma in quelle successive si coglie, sempre più chiaramente, l’impronta di una cultura fondata sui valori pittorici, erede delle suggestioni naturalistiche trecentesche lombarde e di quelle provenzali e fiamminghe.
   Nella sua schiva austerità, il Foppa probabilmente non avvertì la portata storica del suo messaggio, destinato ad influenzare, per oltre un secolo, l’arte lombarda (ma anche quella piemontese e quella ligure), fino alla grande rivoluzione caravaggesca.

   Il Polittico delle Grazie fu commissionato da un ricco mercante bergamasco per la chiesa francescana di Santa Maria delle Grazie di Bergamo ed è ora conservato nella Pinacoteca di Brera a Milano.

   Il soggetto è soprattutto un’apologia della spiritualità francescana.
   Nel comparto centrale in alto è rappresentato san Francesco mentre riceve le stigmate; le nicchie del lato sinistro presentano santa Chiara e san Bonaventura e, quelle del lato destro san Ludovico da Tolosa e san Bernardino da Siena.
   La scena delle stigmate di san Francesco (vedi particolare a fondo pagina) è ambientata nella campagna dei dintorni dell’Eremo della Verna, in un paesaggio aperto che denota la sensibilità naturalistica del pittore.
   In basso, il comparto centrale presenta la Madonna in trono ed è affiancato da nicchie con altri quattro santi (a sinistra Girolamo e Alessandro, a destra Vincenzo e Antonio). La scena è inserita in un interno solenne, ma l’insolito gesto del Bambino che pizzica le corde del liuto di un angelo, rompe il rigore della forma.
   L’opera è completata da una predella con quattro scene della vita della Vergine (Annunciazione, Visita ad Elisabetta, Nascita di Gesù, Fuga in Egitto) e da una cimasa con Cristo benedicente.

e.b.