Parrocchia Natale del Signore

 

n° 49 ottobre 2006

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Arte e fede

San Francesco

   Se si potesse redigere una sorta di “hit parade” dei Santi più amati dalla gente, Francesco d’Assisi verrebbe a trovarsi certo ai primi posti. Ciò è stupefacente, o forse no: nel senso che è vero che egli morì 780 anni fa e, dunque, la polvere dei secoli dovrebbe aver appannato la sua memoria; ma è altrettanto sicuro che l’insegnamento francescano punta su temi attualissimi ancora oggi e addirittura vitali per il futuro dell’umanità; è sufficiente citare la pace e il rispetto dell’ambiente.
   È per questo motivo che il nome di Francesco suscita ancora emozione e che Assisi è ogni anno punto d’incontro dei rappresentanti di tutte le religioni del mondo, uniti nell’adorazione di un Qualcuno che viene chiamato con tanti nomi differenti, ma che ha posto il suo sigillo nel cuore di ogni uomo, in tutte le epoche storiche, in tutti i continenti.
   Francesco nacque ad Assisi nel 1182, figlio del facoltoso commerciante di stoffe Pietro di Bernardone.
   La sua fu una giovinezza trascorsa in sfrenata dissipazione e irrequietezza, che lo vide anche in armi, a difendere Assisi contro Perugia. Fatto prigioniero, dopo la liberazione partì per la Puglia per tentare nuovamente la carriera delle armi. Ma il suo viaggio durò solo fino a Spoleto.
   Quando tornò quindi alla casa paterna, i parenti e gli amici ebbero difficoltà a riconoscerlo: erano ormai maturati in lui i germi di una profonda trasformazione interiore che lo spingevano prepotentemente a cercare di curare i lebbrosi, a donare ai poveri il suo denaro.
   Nell’autunno del 1205, mentre era in preghiera di fronte a un grande crocifisso ligneo oggi conservato nella chiesa di Santa Chiara, si sentì chiamare dal Signore che gli disse: “Francesco, va’; ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina”. L’ordine non si riferiva però solo alla malconcia cappella. Erano anni in cui la Chiesa pativa di mali gravissimi: dall’allontanamento dal Vangelo da parte del clero fino alle eresie.
   Non c’è qui spazio a sufficienza per raccontare nei dettagli quale fu la risposta di Francesco. Ci limitiamo a dire che anzitutto rinunciò ai beni e all’eredità paterna (addirittura si spogliò pubblicamente per rendere a Bernardone anche i vestiti che indossava), per poi riunire intorno a sé un primo gruppo di compagni, decisi come lui a vivere integralmente il Vangelo, senza preoccupazioni teologiche o ambizioni riformatrici. Un approccio così radicale, tuttavia, scosse molte coscienze.
    Una prima regola di quello che sarebbe diventato l’ordine francescano venne approvata a voce nel 1210 da papa Innocenzo III; una seconda versione fu accolta ufficialmente nel 1223 da papa Onorio III: a caratterizzarle era la scelta di povertà, castità e obbedienza.
   Le tante “Vite” che vennero scritte su Francesco e i suoi seguaci, e i “Fioretti”, forniscono una ricchissima aneddotica.
    In questa sede, citeremo solo pochi fatti: nel 1223, a Greccio, ideò la rappresentazione della Natività che si sarebbe poi trasformata nella tradizione del presepe; nel 1224 ricevette le stigmate sul monte della Verna (e fu il primo caso, nella storia della Cristianità); nel 1225, a San Damiano, compose il Cantico di Frate Sole; nel 1226 incontrò Sorella Morte alla Porziuncola: era il 4 di ottobre, giorno che ancora oggi è dedicato alla sua memoria.
   La sua santità era talmente evidente che non occorse molto tempo perché fosse resa ufficiale dalla Chiesa: nel 1228 papa Gregorio IX lo proclamò Santo.

   Il messaggio di San Francesco è vivo ancora oggi: a tramandarlo, in ogni parte del mondo, sono stati e saranno gli uomini e le donne che hanno deciso di consacrarsi interamente a Dio e al prossimo, vestendo l’abito e pronunciando i tre voti.

    S. Francesco d’Assisi, oltre ad essere, con S. Caterina da Siena, patrono d’Italia, lo è anche di molte città ed è protettore di molte categorie di persone (commercianti, mercanti, tappezzieri, ecologisti) e degli animali.

Enrico Bassignana