Parrocchia Natale del Signore

 

n° 49 ottobre 2006

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Per crescere nella fede

ANNO LITURGICO: il mistero prende corpo

Il Mistero di Cristo

   Noi lo sappiamo: il Mistero di Cristo si è compiuto (cfr. Gv 19,30). Non c’è niente da aggiungere. E, tuttavia, questo Mistero deve ancora raggiungere ogni uomo e donna di ogni tempo, luogo e cultura. Deve ancora raggiungerci nelle concrete realtà delle nostre esistenze.
   Entrare nello svolgersi dell’anno liturgico è entrare nella grande memoria di ciò che il Cristo ha fatto per noi e tra noi. La sua opera è un tutt’uno, dalla nascita alla risurrezione, fino al dono dello Spirito.
   In ciascuna delle sue fasi è possibile ritrovare tutto il Vangelo.
   Tuttavia (come una luce che attraversa una pietra preziosa) il Vangelo si rifrange nelle diverse sfaccettature dell’anno liturgico.
   L’ascolto della Parola e la celebrazione liturgica rimettono in gioco, nella Chiesa ed in ciascuno di noi, tutta l’opera di Cristo.
   Questo vale per ogni celebrazione eucaristica. Vale per ogni ascolto serio del Vangelo.
   Vale pure per ogni parola e per ogni gesto vissuto nella fede. Tuttavia i ritmi della liturgia ci offrono la possibilità di strutturare la nostra fede, facendoci percorrere le tappe fondamentali che scandiscono il Vangelo. Sono fasi che corrispondono alla rivelazione del Mistero di Cristo:

  • con l’Avvento, noi riviviamo l’apprendistato dell’attesa e della preparazione;
  • con il Natale e l’Epifania, noi accogliamo la venuta del Signore;
  • con la Quaresima e la Pasqua, noi riviviamo il passaggio di Gesù dalla morte alla vita;
  • con l’Ascensione e la Pentecoste, noi torniamo alla scuola della vita “ordinaria”, però “piena di grazia” per la presenza e l’azione dello Spirito del Risorto.

Il Vangelo prende corpo

   Noi potremmo certo vivere tutto questo come una ripetizione astratta ed esteriore, senza gusto e senza vita (ritualismo!). Ciò dipende principalmente dal modo in cui noi ci coinvolgiamo nella liturgia.
   Per mezzo  di essa, noi siamo invitati ad un triplice incontro tra la Parola di Dio, la nostra vita e l’azione stessa della celebrazione.
È allora che la Parola prende corpo in noi. Si tratta, prima di tutto, di ascoltare veramente la Parola di Dio con la partecipazione attiva e la disponibilità del discepolo che accetta di disporsi a capire e di esporre la propria esistenza alla luce del Vangelo. Qui avviene già un incontro, perché colui che ascolta è presente.
   È un dialogante libero ma anche accolto, infinitamente di più di ciò che egli cerca di accogliere. La parola che egli ascolta è proprio indirizzata a lui. Davvero questa parola gli parla ed egli può percepirne l’eco nel cuore della sua vita. Il Vangelo prende corpo in lui. Ciò che la liturgia gli fa celebrare s’incorpora nella sua fede personale.
   Se dunque noi sappiamo ascoltare seriamente la Parola di Dio, se la lasciamo risuonare in noi, allora la conoscenza del Mistero di Cristo in noi cresce e si sviluppa in modo nuovo. Quando la Parola di Dio ci raggiunge, là dove noi siamo, è sempre la prima volta!
   Ma c’è di più, perché questo incontro viene celebrato. Che cosa può aggiungere di più il nostro celebrare al meditare? Anche l’ascolto è già creativo e fa incorporare in noi la Parola di Dio.
   Nella celebrazione noi troviamo la piena manifestazione di questa incorporazione: ne è come la manifestazione visibile, sensibile.
   Essa rivela la pienezza della parola che si fa corpo.
   La liturgia non ci fa entrare solamente nella conoscenza di Cristo, ma nella sua vita stessa!

Régine du Charlat