Parrocchia Natale del Signore

 

n° 49 ottobre 2006

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Per crescere nella fede

AVVENTO: quando Dio supera le attese

Attesa

   Con l’Avvento nasce in noi l’attesa: leggera e gioiosa se possiamo essere certi che ci condurrà ad una festa; ansiosa e dolorosa se temiamo che ci lasci nella tristezza. Ma quali sono le nostre attese?
   Non faremo certo un’accoglienza fredda alle luci delle strade, alle vetrine scintillanti e straripanti. Certo è un po’ triste che le esigenze di mercato facciano partire i preparativi così in anticipo, correndo così il rischio di uccidere la festa. La luce, il regalo, il pranzo, sono segni di cui abbiamo bisogno per tradurre in realtà un po’ del mistero che ci avvolge; e la riprovazione degli eccessi non ci deve indurre a trascurare tutto l’impegno di cuore che tanta gente ci mette nel prepararsi a ciò che viene. Ciascuno di noi, piuttosto, deve cercare nel profondo per raggiungere ciò che di più autentico c’è nelle nostre attese.

Venuta del Signore

   Noi attendiamo una venuta sempre nuova, che doni alla nostra vita un nuovo gusto. Tuttavia noi sappiamo bene che il Signore è già venuto. Gesù ha già fatto risplendere il volto di Dio tra gli uomini. Là, nella sua incarnazione, noi abbiamo veduto il grande inizio. Questo è il paradosso dell’Avvento: noi attendiamo ciò che è già presente. Noi sperimentiamo che la presenza è già nell’attesa, come la festa è già dentro i preparativi che la precedono. E noi, pur attendendo qualcosa di già visto, attendiamo anche qualcosa di nuovo che non conosciamo. L’Avvento mette in noi sia il fremito che ogni promessa genera sia la gioia di sapere che la promessa è già mantenuta, ben al di là di ciò che noi siamo capaci di sperare. Allo stesso tempo, il compimento della promessa ci spinge incessantemente verso attese sempre nuove.

La gioia della riscoperta

   Noi spesso non riconosciamo ciò che abbiamo già ricevuto ed abbiamo sempre bisogno di riscoprirlo... o meglio, credendo di sapere tutto, non siamo disponibili a scoprire quanto abbiamo ancora da ricevere. Il Signore continua a venire per noi: l’Avvento esiste per invitarci a diventare sempre più attenti ad una novità impensata. Il Signore nasce continuamente, anche se noi non siamo in grado di comprendere in quali modi. Noi possiamo solo, in un bagno di umiltà fiduciosa, aprirci e renderci disponibili.

Attenti a ciò che accade

   La virtù da coltivare nell’Avvento è allora quella dell’attenzione, intesa come disposizione interiore di ascolto, di vigilanza serena. Noi spesso passiamo a tutta velocità accanto alle cose ed alle persone... e così pure accanto alla Parola di Dio. Se noi creassimo le condizioni per farci attenti pacatamente nei confronti di ciò che c’è in noi ed attorno a noi, potrebbe accadere qualcosa di nuovo. Se noi accettassimo di ascoltare attentamente, forse anche solo qualche testo della Scrittura, senza costruirci da noi stessi le risposte, forse potremmo entrare in una nuova “intelligenza” di Dio. E questa sarebbe realmente una rinascita.

Tutto detto, tutto da scoprire

   Ma se Dio è già venuto a donarsi agli uomini in Cristo, che cosa potremmo aspettarci di più? È vero, con il Vangelo tutto è già stato detto… ma noi non abbiamo ancora compreso tutto. Ogni vita umana, ogni epoca storica deve ascoltare di nuovo il Vangelo; ed in questo riascolto Dio viene ancora. Questo non è altro che il dinamismo stesso della fede. I tempi liturgici ci sono proprio per ricordarci, in modo particolarmente eloquente, che cosa è la fede: ce la annunciano e ci fanno entrare in essa. Coltivando, durante l’Avvento, un’attenzione attiva a ciò che accade, noi diamo realmente corpo alla fede, perché essa nasce da un ascolto sempre rinnovato. Se noi credessimo di avere ascoltato la Parola di Dio una volta per tutte, la faremmo morire in noi. Noi andiamo sempre incontro ad un nuovo inizio; noi abbiamo da accogliere la Parola sempre, tutte le volte come la prima volta. Noi dobbiamo solo imparare ad ascoltare, a fare attenzione, a restare disponibili nella nostra ricerca della verità e nella modestia del quotidiano. E quando ci capitasse di “uscire alla luce”, di comprendere il mistero, noi scopriremmo, meravigliati, che ciò che nasce era qui da sempre.

Régine du Charlat