Parrocchia Natale del Signore

 

n° 49 ottobre 2006

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la finestra di don Sebastiano

Famiglia e lavoro

   II lavoro dei genitori è il mezzo con cui essi, giorno dopo giorno, “danno la vita” ai loro figli.
   Ma i figli hanno bisogno di sapere di essere amati più del lavoro. Può sembrare ovvio, ma non è sempre così.
   Se il lavoro porta via - come accade per forza di cose - la parte più lunga e quindi la migliore della giornata, per poter dare ai figli, soprattutto se piccoli, la dovuta attenzione ai genitori non restano che piccoli ritagli di tempo, da vivere intensamente con loro.
   D’altronde, il lavoro è necessario come l’amore, per la vita della famiglia, per i figli, per il loro benessere e per la loro crescita; è sempre stato così. L’augurio che allora ci dobbiamo fare è che i genitori riescano ad utilizzare nel modo più proficuo il poco tempo che resta loro da dedicare ai figli, dopo il lavoro.
   Non dobbiamo però pensare che sia necessario inventare chissà che cosa.
   Proviamo qui ad assaggiare alcuni dei tanti sapori del “pane quotidiano dell’amore in famiglia”.

  • È meglio non scaricare sui figli le tensioni e le stanchezze accumulate durante la giornata nel posto di lavoro, pur essendo necessario che i figli percepiscano che il lavoro è fatica e che, proprio per questo, la mamma ed il papà la sera sono stanchi. In questo modo i piccoli sapranno che non sempre il lavoro è piacere e soddisfazione.
  • Il denaro non deve essere al primo posto, così come la carriera, il successo e l’agiatezza non devono apparire, agli occhi dei nostri figli, come le nostre mete ambite e cercate in primo luogo. Lo scopo della vita non è avere ammiratori ed applausi. Questo le nostre famiglie, per lo più, lo sanno. Ma i genitori che spingessero il figlio a farsi strada per “ diventare qualcuno”, con qualsiasi mezzo, non sarebbero gli educatori giusti.
  • Sarà meglio avviare il figlio alla laboriosità, all’impegno (prima nello studio, poi nel lavoro), con le parole e con l’esempio. Occorre far capire che i tempi sono lunghi, che non si può ottenere tutto subito; bisogna spiegare che il tempo è amico dell’uomo onesto e che alla fine non trionfa la furbizia o l’avarizia, ma la responsabilità, la perseveranza, la pazienza. Se non è possibile avere “tutto e subito”, si deve almeno sperare che arrivino tempi migliori, come dopo l’inverno arriva l’estate. Si dirà che sono parole; ma si riconosca che sono parole non vane ma consolanti, che possono dare forza e fiducia.
  • Evitare il sotterfugio. Se l’arrangiarsi e l’abuso entrano nel modo di pensare e di parlare dei genitori, questo genererà altri sotterfugi da parte dei  figli, ai quali sembrerà questa l’unica strada da percorrere.
  • In famiglia la comunicazione è questione di clima, di tenerezza che riscalda ed illumina, che abbraccia e che rende forti. Anche il discutere ed il litigare possono rientrare in questo clima. Il conflitto aiuta a scoprire il valore delle differenze e a costruire il “noi”più che l’uniformità di pensiero e di vedute.
  • La vita di famiglia non è esente da fallimenti. Resta sempre un divario tra attese e risultati. Si diventerà capaci, giorno dopo giorno, di percorrere una strada anche in salita, perdonandosi vicendevolmente e dimenticando.
  • Ogni famiglia ha il suo modo di comunicare. I gesti sono un importante codice di comunicazione che riguarda piccoli e grandi. La comunicazione povera di gesti è una comunicazione monca. Il gesto (abbraccio, bacio, sorriso, regalino) è una risorsa affettiva a cui bisogna attingere, specialmente nei momenti difficili.

don Sebastiano Galletto